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COMUNICATO STAMPA
Frigiolini & Partners Merchant lancia il Progetto
“PIR & CROWD – your first equity market experience”
rivolto alle PMI con fatturato da 5 a 50 milioni di euro

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Non conosce sosta l’attività di sviluppo ed assistenza alle PMI da parte di Frigiolini & Partners Merchant, Advisor fondato nel 2015 da Leonardo Frigiolini, (già CEO & Founder di Unicasim), con sede a Genova e operatività su tutto il territorio nazionale, leader di mercato nel segmento dei Minibond e primo coordinatore di processo in Italia nel 2016 per numero di operazioni di debito quotate in borsa1.
L’expertise e l’ambito di intervento di “Frigiolini & Partners Merchant Group” si estende anche all’Equity crowdfunding.
Lo Staff di F&P aveva prima d’ora creato nel 2013 il primo portale di equity crowdfunding autorizzato dalla Consob ad un intermediario finanziario. A soli due anni dal kickoff, F&P Merchant ritorna nel mondo dell’equity crowdfunding con il portale “Fundera” (acquisito lo scorso anno), ed un nuovo Progetto rivolto alle PMI dopo il successo del Progetto “Master per Emittenti Seriali” lanciato nel 2016 ed attualmente in pieno sviluppo grazie anche alla formula dei Minibond Short TermTM, diventati ormai un marchio depositato di F&P Merchant ed una vera e propria “Asset Class” per Investitori Professionali.
La nascita dei PIR – dice il Founder di F&P Merchant Leonardo Frigiolini – apre nuovi orizzonti alle Imprese, soprattutto le PMI ma non solo. Il grande successo di raccolta su questo nuovo strumento (fiscalmente esente purché possieda al suo interno gli “ingredienti” tassativamente imposti dalla normativa), deve rapidamente trovare un mercato “target” di sbocco, (in particolare per quella “quota-parte” del 21% del totale del patrimonio del fondo), altrimenti è a rischio la stessa natura di PIR-Compliant e da ciò l’esenzione dalla fiscalità per gli investitori che vi hanno aderito.
In altre parole il PIR è al momento compresso fra due alternative operative vincolanti: canalizzare rapidamente il 21% del proprio patrimonio su strumenti finanziari di debito e/o quote del capitale di Aziende Italiane non quotate, oppure continuare a canalizzare ingenti risorse liquide sull’AIM acquistando azioni delle Aziende target ivi negoziate.
Non è una scelta facile per i PIR già pieni di liquidità, – precisa Alessandro Imbimbo, membro del CdA del Portale Fundera – perché se da un lato l’AIM ben si presta a ricevere tale liquidità (non essendo un mercato regolamentato le aziende ivi negoziate non vengono considerate “quotate” e possono rientrare in quella quota-obbligatoria del 21% sopra indicata), dall’altra non si può pensare che tutti i PIR possano canalizzare la propria liquidità sempre e solo sulle azioni delle aziende trattate sull’AIM, altrimenti finirebbero col creare tensioni sui prezzi rischiando di generare una vera e propria bolla speculativa. La parte oggi più complicata per i PIR – prosegue Imbimbo – è il reperimento di “buona carta” nella quantità necessaria, ovvero riuscire a sottoscrivere strumenti finanziari (sia di debito sia di equity) di aziende Italiane, al di fuori del circuito della Borsa ufficiale e al di fuori dell’AIM. In un mercato ancora giovane come quello del debito e dell’equity delle PMI, non è cosa facile.
Noi di F&P Merchant che abbiamo iniziato a lavorare su questi settori da molto tempo – prosegue Luca Popia, Responsabile delle relazioni istituzionali di F&P Merchant – conosciamo piuttosto bene la lentezza dei processi di ricerca delle Aziende target e di strutturazione degli strumenti finanziari di debito e di equity (i così detti “scouting” e “building”) e riteniamo ancora piuttosto difficile, almeno fino a che il mercato non si allargherà ancora di più, che un gestore di Fondi PIR possa estendere la propria operatività alla ricerca autonoma delle Aziende target ed alla costruzione autonoma dei relativi strumenti finanziari nei quali ha interesse ad investire. Crediamo invece, nell’ambito di una più corretta ripartizione dei ruoli, che gli Advisors ed i Portali (come lo sono rispettivamente Frigiolini & Partners Merchant e Fundera) debbano preparare le aziende affinché arrivino a mercato già pronte con l’abito buono in modo che gli Investitori (fra cui i PIR) possano sceglierle con relativa facilità e rapidità, trovando i dossier già predisposti e completi.
Vediamo con un certo scetticismo anche l’ipotesi sostenuta da taluni di una rincorsa alla “quotazione di massa” delle PMI italiane perché se da un lato la “sfida della quotazione” é di per sé una cosa molto saggia e stimolante, dal punto di vista “concreto” riteniamo che dal momento in cui l’imprenditore inizia a ragionare su quest’ipotesi al momento in cui la sua società sarà effettivamente quotata, bisogna mettere in preventivo un percorso complesso, impegnativo e abbastanza costoso che non può durare meno di due
1 Fonte: 3° Osservatorio Minibond del Politecnico di Milano – Feb. 2017